“E tutti vissero felici e contenti”. Come in una favola spesso ci sentiamo cristallizzati in una realtà edulcorata senza riuscire a passare dai sogni alla realtà. Eppure qualcuno sembra vivere e realizzare questa favola! Perché?

“Quali sono i tuoi desideri? Che obiettivi ti sei posto per il futuro? Come pensi di raggiungerli?” Gabriele Oettingen parte da queste domande chiave del pensiero positivo per esplorare il modo in cui ci comportiamo di fronte ai progetti al di là della motivazione e delle auto dichiarazioni intenzionali. Spesso tutto questo non basta e restiamo in quel collo di bottiglia senza passare da sogno a realtà.

Quando siamo di fronte a un progetto: che fare? Non c’è solo il desiderio di vedere la soluzione, il risultato e pensare positivo. Come Gabrielle spiega nel suo libro “Io non penso Positivo . Come realizzare i tuoi sogni”  attraversiamo un processo, spesso inconscio, fatto di quattro fasi: WOOP: desiderio (wish) – risultato (outcome) – ostacolo (obstacle) – piano (plan).  Sognare ciò che vogliamo e definirne il risultato ci è facile. Fare business e marketing plan per ottenerlo anche. Ma l’ostacolo? Spesso, come un fantasma invisibile, sottilmente si impossessa del nostro bel progetto e lo tiene sotto una campana di vetro, come la rosa della Bella e la Bestia.

L’ostacolo è la risorsa cruciale che ci fa passare dal fluttuare tra le nuvolette (e dalla potenziale frustrazione) alla concreta realizzazione. È importante fermarsi a  guardare e sentire persone, emozioni, dinamiche e accadimenti, senza dare niente per scontato.


Licenziare un dipendente è una soluzione o fa mettere la testa sotto la sabbia? E quali sono le conseguenze per tutti? Spesso la produttività di chi resta spesso diminuisce.
I conflitti nel team cosa nascondono? A volte un mancato rispetto della gerarchia. Quando i nuovi arrivati si mettono (interiormente) al posto o prima di chi c’era già da tempo, gli equilibri saltano  e i conflitti sono assicurati. Lo diamo per scontato quando si tratta di genitori e figli ma non riconosciamo la stessa gerarchia in qualsiasi altro sistema e organizzazione.

Nell’ostacolo troviamo quel collo di bottiglia che ci mostra ciò a cui siamo ancora fedeli.  Quali parti di noi, quali proiezioni rimettiamo sul nostro interlocutore, quali accadimenti  irrisolti portiamo. Comprendere cosa si muove nell’anima dell’ostacolo, nella sua verità più profonda e spesso invisibile, la trasforma in una forza a nostro favore e supporto.

Come nelle migliori favole, dare posto al sentire e all’ascolto al linguaggio dell’anima, come racconto nel mio articolo, ci mostra la giusta direzione per rendere il nostro progetto un ecosistema sostenibile per noi e per coloro che ne beneficeranno.

“Ascolta la musica di Emiliano Toso che insieme abbiamo pensato per te, per fluire nella lettura e con i tuoi conflitti”