Consulenza e formazione della pratica sistemica

L’importanza della postura sistemica per i professionisti della relazione di aiuto

Spesso mi è capitato che di fronte ad un professionista molto preparato, ad esempio un consulente finanziario o un avvocato, oltre la competenza professionale fosse necessario un ingrediente invisibile: l’ascolto e la presenza umana, oltre ogni libro, conoscenza o tecnicismo.

Quando mi stavo separando avevo scelto un’avvocatessa molto in gamba, come mi stessi preparando alla stessa guerra che i miei genitori si erano fatti per tempo infinito durante la loro separazione. Tutto era pronto inizialmente (adesso posso vederlo con occhi diversi) in assetto di guerra, seppur non ci fossero i presupposti, se non una normale alterazione degli stati d’animo dati dal dolore di un progetto, che non stava continuando come inizialmente creduto. La mia conoscenza dello sguardo delle costellazioni era già in me ancora apparentemente sconosciuta, anche se qualcosa si stava già risvegliando.

Dal momento in cui percepii tutto il supporto amorevole dei miei genitori all’unisono nel fare la “guerra” durante il processo separativo, qualcosa si accese in me e compresi, che qualcosa volevo e dovevo cambiare. Era un’occasione! Così iniziai a fare scelte nuove per il mio sistema e un po’ anche per la comprensione del mio avvocato. Trovai un accordo, a volte anche apparentemente rimettendoci e andando contro i miei diritti e spettanze legali, ma andando incontro a un nuovo modo di guardare al conflitto e alla separazione: con amore, con accoglienza e con una nuova coscienza. Ecco la mia avvocatessa saltò su tutte le furie guardando esclusivamente alle leggi di cui non avevamo sfruttato tutte le potenzialità, non comprendendo il mio stato d’animo, il contesto della mia storia, da dove provenivo e cosa potesse significare conflitto e separazione per me. La mancanza della sua presenza e ascolto in questo fu veramente impattante e, se non avessi avuto quell’intuizione costellativa, mi avrebbero riportato in una facile coazione a ripetere. Benedico ancora quel giorno di “illuminazione”. Oppure ripenso una cliente che mi parlava del suo blocco e terrore rispetto al denaro per una storia di guerra e povertà di cui portava vivi ancora gli effetti nel suo stato emotivo, che non veniva minimamente guardato dal suo consulente finanziario, che anzi un po’ la derideva. Per un po’ di tempo mi sono anche un po’ arrabbiata con questo e poi mi sono fermata ad osservare e comprendere: come altro potevano muoversi questi professionisti senza un’esperienza di pratica di ascolto, presenza e soprattutto senza uno sguardo alla filosofia sistemica? Avevano fatto anche troppo, il meglio possibile. Questo però mi ha fatto sempre più credere che se questo approccio sistemico fosse nel sapere, soprattutto di quei professionisti che offrono servizi o sono nella relazione di aiuto, avrebbe fatto la differenza, per loro stessi, per lavorare meglio e per i clienti e la loro piena soddisfazione.

Negli anni ho sperimentato che nelle professioni di relazione d’aiuto diventa fondamentale che il professionista sia competente e professionale, ma anche presente e in ascolto durante il lavoro col cliente. Questo è vero per tutte le professioni dove si instaura una relazione con l’altro, dove c’è uno scambio umano e in qualche modo una condivisione di sé.

Naturalmente questo mi è apparso sempre più chiaro nel corso del mio procedere come counselor e costellatrice sistemica e familiare, dove la dimensione dell’aiutare ha assunto una forma sempre più chiara e allargata. Infatti, per esempio, per un avvocato o un consulente finanziario che ha investito molto nella sua competenza, nel suo sapere e nella sua autorevolezza, è necessario investire altrettante risorse nell’entrare in relazione col proprio cliente.

Quello che ho imparato nel lavoro con Bert Hellinger è una nuova visione della professione della relazione di aiuto. Il punto, infatti, non è essere “bravi”, o “salvare” il cliente, aiutarlo a tutti i costi, sentendosi quasi in “dovere” come se non ci si potesse sottrarre. Il punto non è nemmeno capire il problema per trovare un processo o un protocollo cognitivo adeguato. C’è la necessità da parte del professionista di oltrepassare il presupporre di sapere come sarebbe meglio fare a risolvere il problema, e allo stesso modo da parte del cliente la necessità di superare la pretesa di avere il problema risolto. Oltre questo allora si scoprirà quel processo di “aiuto” nella relazione tra cliente e professionista dove si acconsente, prima di tutto, a non “sapere” l’uno dell’altro.

Non sapere tutto, né di sé né dell’altro permette di approdare in uno spazio nuovo, di ascolto con il cuore, dove non ci sono aspettative, ma si mantiene l’intenzione e l’intento del fare solo la propria parte. In questo modo il professionista non è più un “interventista” salvifico a tutti i costi. Ma attinge ad un campo di informazioni più ampio: le proprie conoscenze e un sapere più profondo, dove tutto ha origine.

Imparare la postura sistemica per essere un/una professionista presente, in ascolto e inclusivo

Questo atteggiamento, che amo chiamare “postura sistemica”, non è facile da attuare. Prima di tutto perché non ci viene insegnata nei percorsi formativi e spesso neanche nella vita, e secondo perché non è facile restare in questo atteggiamento interiore di ascolto di un sentire non logico e razionale. Non è scontato e non è semplice da mettere in pratica nel lavoro.

Questo nuovo muoversi nella relazione professionale è spesso inesplorato, e non trova la soluzione in libri, conoscenze cognitive, tecniche e protocolli. Richiede, dunque, il lasciare spazio anche ad altro sospendendo quell’assolutismo a tutto campo del nostro sapere e fare. È importante riuscire ad entrare in contatto, prima che con la mente del cliente, soprattutto con il suo essere più profondo senza pregiudizi, preconcetti o immagini interiori di come vogliamo che quel cliente agisca o quel caso si sviluppi e si dipani.

Questo è ciò che accade con una postura sistemica: essere, stare, sentire, vedere con gli occhi e la logica dell’anima e del cuore. Cosa c’è dietro quel livore di un uomo che vuole fare la guerra alla propria ex moglie in una separazione? Cosa accade nella cliente del consulente finanziario quando non riesce a guardare il proprio conto corrente e decidere nuovi investimenti? Cosa muove nel profondo un cliente che è in una continua coazione a ripetere che non si placa? Mantenendo una postura sistemica, fuori dal giudizio e quindi guardando al tutto del cliente, scopriamo che il suo movimento e le sue manifestazioni sono parte di una forza più ampia del suo intelletto, carattere o psiche. È un sentire di cui magari nemmeno la persona ha coscienza. Arriva spesso da memorie passate, eredità pesanti di una storia familiare, che ancora hanno un effetto come fossero presenti, attuali, perfettamente incarnate e irretite nel cliente.

La postura sistemica all’atto pratico

Immaginiamo una relazione tra cliente e consulente finanziario. Se la cliente ha paura a gestire il proprio denaro perché mantiene ancora la paura delle conseguenze della truffa sugli investimenti che il padre aveva fatto con i risparmi di una vita, davanti alle proposte del consulente finanziario sarà così impaurita da non ascoltare niente di ciò che dice, anche se saranno consigli ad hoc per mettere in salvo e far fruttare i suoi denari. Cosa aiuterà di più cliente e consulente: una modalità asciutta e interventista del consulente finanziario che insiste con la cosa giusta o il suo fermarsi ad ascoltare la reazione apparentemente illogica che blocca e impaurisce la donna? Come ognuno di loro sceglierà di muoversi avrà un effetto su di sé e sull’altro allo stesso tempo. Essere accolta e vista permetterà alla cliente di essere più aperta e avrà contestualmente un effetto positivo anche sul lavoro del consulente. Il suo ascoltare, infatti, gli permetterà di essere meno frustrato con una cliente che non capisce e che non si smuove. La presenza del consulente finanziario con una postura sistemica permetterà di essere più a servizio dei propri clienti senza più conflitti o spiacevoli confronti. Naturalmente poi se anche il cliente è consapevole di sé e con altrettanta postura sistemica abbiamo fatto strike!

La stessa cosa vale per un professionista della legge: una cliente che si sente vittima di una relazione che sta volgendo al termine, porta con sé a volte tanto altro in realtà. Per esempio, una relazione irrisolta con il padre, dove l’ex marito non c’entra gran che se non a proiettare questo irrisolto su un altro uomo, come fosse di nuovo un altro padre “cattivo”. Quella difficoltà per l’avvocato a far ragionare la cliente nel vedere una soluzione, o nel siglare un generosissimo ed equo accordo, oltre a quell’inconsolabile rabbia, potrebbe arrivare da molto più lontano. Nessun avvocato, anche quello più famoso, le potrà mai guarire quella ferita o trovare soluzione. Per il professionista questo è importante da ascoltare e sentire perché gli permetterò di garantire un miglior servizio verso la cliente, evitando di sostituirsi al “buon padre” salvandola facendo salti acrobatici che spesso sono bel oltre le sue competenze di ruolo. Quindi dovrà essere chiaro al professionista (e idealmente a entrambi) che la controversia in questione potrà prendere la giusta piega, quando l’avvocato resta al suo posto non salvifico, anche con il rischio di non rendere felice e soddisfatta la cliente, e la cliente in contatto con la sua verità profonda che origina nel proprio vissuto familiare.  senza più rifletterla sul marito. Resterà quindi un campo di azione pulito dove legalmente, se ancora necessario, si potrà agire con fluidità limpidezza e armonia.

Passare da un approccio interventista a una postura sistemica è un aiuto sia nella professione ma anche una “regola” di vita per vivere le relazioni in modo più sano, “vero” e leggero. È riuscire a stare in un silenzio interiore senza riempirlo di parole, in un ascolto senza già pensare a cosa devo dire o rispondere. È restare curiosi e aperti a una soluzione nuova, inaspettata. È lasciare che il futuro emerga nel presente e prenda forma.

La postura sistemica permette di sentire senza prendersi il carico e appesantirsi. Diventa una forza che entra in campo per entrambi, professionista e cliente, per facilitare la buona risoluzione della controversia, la crescita e la riconciliazione di ciò che prima era separato o non guardato.

Bert Hellinger ha dedicato molto nella sua formazione e nei suoi scritti a questo aspetto che ho sempre condiviso pienamente. Con lui è stata un’Epifania, perché mi ha insegnato a guardare con più chiarezza l’importanza e l’effetto trasformativo che questa postura può portare a tutti gli attori della relazione di aiuto. Una visione nuova per molti, ma proprio per questo da non lasciarsi scappare e da praticare.

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