In uno dei nostri incontri Anna mi ha raccontato di sentirsi una donna in carriera e di successo grazie alla scelta del lavoro che da sempre ha sognato, che le ha dato la possibilità di vivere grandi esperienze in giro per il mondo.

Nonostante tutto però, da qualche tempo, senza una ragione logica, la crescita professionale di Anna, seppur in linea con i propri progetti e desideri, è diventata più un peso che una gioia. La tristezza ha piano piano preso il posto alla felicità di brindare ai propri successi. In Anna questo senso di oppressione era sempre stato un po’ presente nella propria vita. All’inizio lo aveva collegato alla stanchezza o allo stress, ma adesso ha compreso che riguardava altro.
Qual è il linguaggio dell’anima che muove questa storia? Nel vissuto di Anna il suo lavoro è stata una scelta, fin da bambina, fedele al sogno mai realizzato della madre: “cara mamma, io al posto tuo”. Una scelta fatta nella buona coscienza dell’anima, per salvarla dal dispiacere e dalla fatica di una vita costretta. Lasciando andare i destini che non ci appartengono, ci apriamo a una nuova consapevolezza per fare nuove scelte, verso la vita.

Il linguaggio dell’anima, cosa nasconde e come potrebbe aiutarci, se guardato e compreso, in altri ambiti della nostra vita?