Sotto ogni “abito” che indossiamo, quello di genitore, partner, figlio, amico o collega, c’è qualcosa che arriva prima delle apparenze. La nostra storia, del nostro sistema familiare, culturale, sociale al quale apparteniamo. Sotto ogni “abito” la nostra anima, dove passato presente e futuro, in una relazione inseparabile, sono l’uno a servizio dell’altro. Progettiamo il futuro grazie a un presente fatto di ciò che ci ha preceduto: le nostre esperienze, la storia di antenati mai conosciuti. Ne portiamo gli stessi connotati fisici, il carattere, i talenti, ma anche gli stessi destini, le stesse emozioni. Nelle relazioni scegliamo, guardiamo, giudichiamo, amiamo, con il linguaggio dell’anima. Restiamo nella rinuncia a realizzarci pienamente come le donne del nostro sistema, sentiamo un vuoto incolmabile come quello lasciato dai morti della guerra nella storia del nonno, siamo abbandonate dai partner come gli orfani dalla morte prematura dei genitori, non ci sentiamo visti come il figlio illegittimo del sistema mai riconosciuto, siamo madri troppo efficienti e accudenti per compensare il dolore di un aborto non elaborato.

Guardare con il linguaggio dell’anima alle nostre relazioni ci fa riconoscere e lasciare andare la cieca fedeltà alle memorie di irrisolti e destini ineluttabili.

Anna è una donna di 40 anni in perenne conflitto con gli uomini, senza figli e con l’orologio biologico che fa il conto alla rovescia.

La sua vita è costellata da relazioni finite con rabbia e risentimento, senza il tempo di progetti a lungo termine, né tantomeno di una famiglia.
Quando viene in studio da me le chiedo della sua storia e del suo sistema familiare. Anna non è né sbagliata né sfortunata. Si muove con fedeltà alle donne del suo sistema, prevaricate dal potere degli uomini, con la “presunzione” dell’anima di poter riscattare e salvare il dolore di un femminile tarpato. Rinunciando agli uomini, alla famiglia, Anna rivendica il destino delle donne prima di lei. Lasciando, invece, andare il giudizio per le loro scelte di relazione e rispettando e riconoscendo con amore questi destini fatti di antiche storie al femminile già compiute, potrà realizzarsi come donna e liberare finalmente la sua creatività.
Possiamo indossare tutti gli abiti del mondo, quello del genitore, del partner, del figlio, ma siamo la nostra storia, la nostra famiglia. Scegliamo e andiamo nella vita con il linguaggio dell’anima del nostro sistema, reiterando scenari già visti e conosciuti da generazioni.

Il linguaggio dell’anima non riconosciuto quali effetti avrà nelle relazioni con i tanti aspetti della nostra vita?