Anna è una donna di 40 anni in perenne conflitto con gli uomini, senza figli e con l’orologio biologico che fa il conto alla rovescia.

La sua vita è costellata da relazioni finite con rabbia e risentimento, senza il tempo di progetti a lungo termine, né tantomeno di una famiglia.
Quando viene in studio da me le chiedo della sua storia e del suo sistema familiare. Anna non è né sbagliata né sfortunata. Si muove con fedeltà alle donne del suo sistema, prevaricate dal potere degli uomini, con la “presunzione” dell’anima di poter riscattare e salvare il dolore di un femminile tarpato. Rinunciando agli uomini, alla famiglia, Anna rivendica il destino delle donne prima di lei. Lasciando, invece, andare il giudizio per le loro scelte di relazione e rispettando e riconoscendo con amore questi destini fatti di antiche storie al femminile già compiute, potrà realizzarsi come donna e liberare finalmente la sua creatività.
Possiamo indossare tutti gli abiti del mondo, quello del genitore, del partner, del figlio, ma siamo la nostra storia, la nostra famiglia. Scegliamo e andiamo nella vita con il linguaggio dell’anima del nostro sistema, reiterando scenari già visti e conosciuti da generazioni.

Il linguaggio dell’anima non riconosciuto quali effetti avrà nelle relazioni con i tanti aspetti della nostra vita?