Conversazioni AnimaTe con Krishna Biswas: un musicista eclettico, ma prima di tutto un uomo da una grande storia dove forza e resilienza hanno suonato una melodia unica e irripetibile.

Non sono un’intenditrice di musica eppure mi sono incuriosita alla sua ricerca, così fuori dal coro e da schemi conosciuti. Abbiamo fatto una chiacchierata e tra le righe delle sue note è emersa una grande storia.

Krishna nasce da una madre americana e un padre indiano. Un’infanzia intensa, con genitori fuori dagli schemi. Il mondo vissuto in famiglia restava protetto da un fortino di giudizio verso tutto quello che era fuori. Dentro: disciplina, spiritualità, confusione e fragilità. Fuori: nemici, persone inferiori, diverse, tutti presi dalla velocità occidentale inadeguata. Questi contrasti respirati con i genitori e nell’educazione ricevuta diventano la spinta per una prima scelta di reazione.

Krishna lascia molto giovane la famiglia alla ricerca di una nuova appartenenza. “La musica è stata la forza dell’emancipazione per salvarmi la vita”, dice. Con questo sentimento si è perfezionato nella musica Hard Rock, poi il Blues e il Jazz, trovando finalmente un posto nel mondo. L’appartenenza a una “famiglia” più vera e più allineata, quella di una musica riconosciuta, con schemi “normali” dove Krishna è talentuoso e i suoi virtuosismi visti da tutti.

Accade spesso che ci sia dolore, rabbia e vuoto quando manca quel sostegno e presenza da parte dei grandi verso i piccoli. Quando i genitori sono presi da storie e fedeltà agli irrisolti delle generazioni passate, non riescono a “guardare” i figli. Interiormente non sono disponibili. I piccoli sentono di diventare grandi da soli, di dover essere migliori dei grandi per salvarsi e salvarli. Ma spesso invece non si fa altro che ripetere lo stesso destino. Il giudizio ci tiene fedeli e legati indissolubilmente a ciò che è stato, soprattutto a ciò che rinneghiamo.

Accade anche a Krishna. Riesce ad avere successo, realizzazione, tutto quello che aveva “voluto”, eppure non basta. Fintanto tentiamo di essere migliori dei nostri genitori, restiamo in un conflitto eterno, senza mai trovare la pace. Sempre rivolti verso di loro sentendoci migliori e portando il loro carico. Così non avremo mai successo perché non guardiamo mai veramente avanti, verso la nostra vita. Ispirandosi a musicisti come Keith Jarrett, Krishna intuisce che c’era un’altra strada. Quella che avrebbe svelato a se stesso e alla sua arte musicale la forza delle fragilità, della vulnerabilità, senza paura di farsi vedere disarmato. Quei linguaggi codificati dell’Hard Rock che sembravano la rivalsa sulle estrosità familiari non reggono più, c’è bisogno di una nuova “geografia”, un nuovo orientamento.

Così Krishna inizia un nuovo percorso, prima di tutto dentro di sé, come gli avevano insegnato le esperienze familiari. Riprende la forza di quegli insegnamenti, puliti dal giudizio verso il padre e la madre. La disciplina, l’ascolto, la spiritualità, la connessione con tutto a partire dalla Natura. Per Krishna e la sua musica, la Natura è prima di tutto la propria, indipendentemente dall’estro egoico. Il proprio mondo diventa sacro, con tutte le sue sfaccettature. I ricordi dolorosi si trasformano e diventano la forza, il timbro e la tempere della propria nuova creazione musicale, sonora, sensoriale. Come racconta Krishna “la creazione sacra: questa è stata la strada per dare espressione di quello che sono”, e io aggiungo, con tutto. Una riflessione sul suo successo. La musica di Krishna è diventata sempre più apprezzata, compresa e vista, tanto più ha fatto pace ed ha acconsentito alla sua storia, ritrovando la forza dell’amore e della vita anche in ciò che è stato più doloroso e fuori dagli schemi.

Oggi Krishna Biswas, in onore di quella diversità “subita” ha fondato un suo movimento, un suo stile virtuoso che parla il linguaggio della sua anima. È riuscito a trasformare la confusione di un tempo in un ordine nuovo. La chitarra accordata in modo eclettico e la sua musica che parla della Natura, anche Umana, ritrovano un continuum con la stranezza delle scelte e degli ideali ricevuti dalla sua famiglia. Il dolore diventa arte. Il fortino che separava il fuori con il dentro, diventa l’elemento chiave di unione e di rispetto per la Natura dell’uomo verso se stesso e verso il mondo esterno in un tutt’uno. Krishna dice “all’inizio non lo vedevo quell’ordine, tanto era il giudizio e la sofferenza, e volevo ricrearlo. Prima riportando i linguaggi codificati e poi stravolgendoli e ricreando i miei.

“Alla fine ho seguito lo stesso movimento dei miei genitori, quello dell’“unicità“”.  Il movimento dell’anima di Krishna adesso vuole creare e far risuonare all’esterno ciò che la Natura ha fatto risuonare nell’interno “perché non si può dimenticare che la Natura ha un’armonia rigenerante in un rapporto di forze equilibrate.”

La musica di Krishna Biswas è da sentire con tutti i sensi, è gentile anche quando alza la “voce”, perché quella paura e quegli eccessi di un tempo sono stati riconosciuti e trasformati in qualcosa di nuovo. In Amore.